
La maggior parte dei frullati proteici in commercio presenta tra 20 e 50 g di proteine per porzione. Sapere quante proteine ci sono in un frullato è utile, ma la domanda che segue è ancora più importante: a partire da quale soglia la dose diventa controproducente, se non addirittura rischiosa? I dati recenti consentono di stabilire dei punti di riferimento chiari, distinguendo ciò che riguarda il dosaggio, la fonte proteica e gli effetti sull’organismo.
Contenuto di proteine per frullato: confronto dei formati comuni

Le differenze tra i prodotti sono ampie. Un frullato a base di whey concentrata, un isolato e una formula vegetale non forniscono la stessa quantità di proteine per dose, né lo stesso profilo di amminoacidi.
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| Tipo di frullato | Proteine per porzione | Leucina (amminoacido chiave) | Altri nutrienti |
|---|---|---|---|
| Whey concentrata (30 g di polvere) | 20-25 g | Alta | Lattosio residuo, poche fibre |
| Whey isolate (30 g di polvere) | 25-28 g | Alta | Molto poco lattosio |
| Miscela vegetale (soia/piselli, 35 g) | 20-24 g | Moderata | Più fibre, nessun lattosio |
| Frullato “mass gainer” (porzione XL) | 40-50 g | Molto alta | Carboidrati aggiunti, pochi micronutrienti |
I formati “mass gainer” o le dosi doppie di whey portano facilmente l’apporto di un singolo frullato oltre i 40 g. È spesso qui che compaiono gli effetti collaterali digestivi: gonfiore, nausea, gas.
Per comprendere a cosa servono i frullati proteici e situare la soglia di 50 g, è necessario collocare questa dose nel contesto dell’apporto quotidiano totale, non solo di un’assunzione isolata.
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Soglia di sicurezza e apporto quotidiano: cosa dicono i dati recenti

L’apporto nutrizionale raccomandato per un adulto sedentario si aggira attorno a 0,8 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno. Per un atleta che pratica sollevamento pesi, l’International Society of Sports Nutrition (ISSN, aggiornato nel 2023) alza questo riferimento fino a 2,2 g/kg/giorno senza effetti renali sfavorevoli in soggetti sani.
Oltre a questo intervallo, i dati di sicurezza mancano. L’ISSN lo sottolinea esplicitamente: gli studi a lungo termine su apporti superiori a 2,2 g/kg/giorno, in particolare quando la maggior parte proviene da polveri e non da alimenti completi, sono quasi inesistenti.
Proteine derivate da frullati e proteine alimentari: la stessa cosa?
No. Un rapporto di esperti dell’EFSA (2023) evidenzia un rischio spesso sottovalutato: lo spostamento di altri nutrienti essenziali a causa dei frullati ultra-proteici. Quando uno o più pasti vengono sostituiti da shaker, l’alimentazione si impoverisce di fibre, acidi grassi essenziali e alcuni minerali, anche se il totale calorico rimane sufficiente.
Un frullato di 50 g di proteine preso in sostituzione di un pasto non fornisce né le fibre di un piatto di legumi, né i micronutrienti di un pesce alla griglia con verdure. Il problema non è quindi solo la dose di proteine, ma ciò che essa sostituisce nella dieta complessiva.
Fonte animale o vegetale: un fattore di rischio cardiovascolare distinto
Uno studio di coorte pubblicato nel 2024 in JAMA Network Open (Mesquita et al.) fornisce un chiarimento preciso. Un apporto proteico molto elevato proveniente principalmente da fonti animali è associato a un aumento degli eventi cardiovascolari. Al contrario, un apporto elevato ma principalmente vegetale non presenta la stessa aumento di rischio.
Ciò significa che due frullati identici in grammatura ma diversi nella fonte (whey rispetto a proteina di soia o piselli) non hanno lo stesso impatto sulla salute cardiovascolare a lungo termine. La quantità di proteine in un frullato non è sufficiente per valutare il rischio: la natura di queste proteine pesa altrettanto nella bilancia.
Segnali di allerta di un consumo eccessivo di proteine in polvere
Gli effetti collaterali di un eccesso non si limitano al disagio digestivo. Diversi segnali meritano attenzione:
- Disturbi digestivi ricorrenti (gonfiore, nausea, flatulenze), spesso legati al lattosio residuo della whey concentrata o a una dose troppo elevata in un’unica assunzione
- Disidratazione aumentata, poiché il metabolismo delle proteine produce urea, la cui eliminazione renale richiede più acqua
- Squilibrio alimentare progressivo: diminuzione dell’apporto di fibre, vitamine liposolubili e minerali quando i frullati sostituiscono pasti completi
- Nei soggetti con una patologia renale preesistente, un apporto proteico elevato può aggravare la funzione renale, a differenza dei soggetti sani dove questo legame non è stabilito
Il rischio non deriva dal frullato in sé. Deriva dalla combinazione tra una dose elevata per assunzione, un consumo ripetuto durante la giornata e una dieta impoverita a causa della sostituzione di veri pasti.
Distribuzione delle assunzioni: il fattore crononutrizione
Ricerche recenti in crononutrizione (Jakubowicz et al.) mostrano che la distribuzione delle proteine durante la giornata influisce sulla loro assimilazione e sul loro effetto metabolico. Concentrando 50 g in un’unica assunzione non produce lo stesso risultato di due assunzioni di 25 g distanziate di diverse ore.
L’organismo ha una capacità limitata di utilizzo degli amminoacidi per la sintesi muscolare a ogni pasto. Oltre a una certa soglia per assunzione, l’eccedenza viene ossidata per produrre energia o convertita in urea, sollecitando maggiormente i reni e il fegato senza un ulteriore beneficio muscolare.
La dose totale quotidiana conta, ma anche la sua distribuzione. Frazionare l’apporto di proteine su tre a quattro assunzioni durante la giornata rimane la strategia più coerente per massimizzare la sintesi muscolare limitando al contempo il carico metabolico di ogni assunzione.
Il numero di grammi di proteine indicato sull’etichetta di un frullato non dice molto in isolamento. Ciò che determina il beneficio o il pericolo è la dose totale quotidiana rapportata al peso corporeo, la fonte (animale o vegetale) e la distribuzione durante la giornata.
Un frullato di 25 g di proteine integrato in una dieta equilibrata e un frullato di 50 g preso al posto di un pasto completo non appartengono alla stessa categoria di rischio.